Al convegno sono stati invitati tre relatori esterni all’associazione, che con la loro professionalità e dedizione al tema trattato hanno portato ai presenti importanti motivi di riflessione.
Dott.ssa Fortunata Folino psicologa e psicoterapeuta che collabora da anni con l’Associazione Il filo dalla Torre di Roma. Negli ultimi dieci anni ha maturato esperienza nel campo della riabilitazione di ragazzi con disabilità intellettiva e soprattutto con disturbi dello spettro autistico.
Il suo intervento dal titolo “Disabilità ed inclusione nella nostra società” ha aiutato a collocarci nel contesto culturale in cui lo Scautismo opera, facendo presente ai Capi la consapevolezza di far parte di una rete all’interno della quale ogni il ragazzo con Disabilità vive e che se vogliamo aiutarlo dobbiamo riferirci ad essa.
Nello stesso tempo ha sottolineato come i principi della metodologia scout coincidono con ciò che necessita alla crescita di un ragazzo con disabilità, riconosciuti anche dai professionisti estranei al metodo stesso, vedi centralità della persona, progetto individualizzato e il progetto di vita, inteso come miglioramento della qualità della vita e possibilità per ogni persona di esprimere le proprie potenzialità e riuscire a raggiungere un senso di autorealizzazione.
Don Andrea Lonardo direttore dell’ufficio catechistico del servizio per il catecumenato della diocesi di Roma, ha dichiarato che “Una persona fortemente disabile è un dono vero per l’umanità” e “la chiesa non limita la grazia solo ad alcune persone, accoglie tutti e per questo i sacramenti sono accessibili a tutti”.
Il suo intervento dal titolo “lettura cristiana del prendersi cura e dell’inclusione del fratello disabile” ha aiutato i Capi a capire come l’accoglienza dei ragazzi con disabilità rientra in una visione cristiana dell’inclusione.
Dott.ssa Anna Contardi Coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down, già capo Scout nell’Agesci, ha aiutato ad entrare nel pieno della tematica con una relazione dal titolo “ Per un corretto approccio nei gruppi scout delle persone con disabilità”.
E’ riuscita a cogliere come la specificità del metodo possa arrivare al singolo ragazzo facendolo crescere e facendo crescere altresì i compagni che lo affiancano nelle unità Scout. Il riassunto del suo intervento si può ritrovare nello slogan che ci ha lasciato “I ragazzi con disabilità nello scautismo per uno scautismo migliore per tutti.”
Nel corso del Convegno inoltre sono tati presentati, dai due Incaricati Nazionali per la disabilità, Alberto Belloni e Maddalena Fanti dell’ Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici, i principali risultati della ricerca sulla presenza dei ragazzi con disabilità nell’Associazione, lanciata in preparazione del convegno quest’anno.
Il convegno voluto e condiviso dal Direttivo, è stato organizzato per offrire a tutta l’Associazione un momento di riflessione su questa sfida della nostra società alla quale ognuno di noi è chiamato a rispondere con la ricchezza che il nostro metodo offre ad ogni ragazzo e ad ogni famiglia che lo avvicina.
Ogni ragazzo che entra nei nostri Gruppi è diverso e richiede un’attenzione ed un modo di essere avvicinato, delle proposte specifiche, che si adattino alle sue qualità. Questo è tanto più vero per i ragazzi con disabilità, tanto a volte da mettere in crisi la nostra routine educativa.
Per poter definire delle linee di azione si è dunque ritenuto dover partire da una fotografia nitida della situazione attuale.
Innanzitutto si forniscono alcuni dati su chi ha risposto:
– 151 gruppi (pari al 74%) con almeno una unità che ha compilato il questionario;
– 322 unità, pari al 28% delle unità censite che contano 6.356 ragazzi (31,8% dei censiti);

I dati ottenuti sono assolutamente affidabili presentando il campione una forte significatività statistica (con un livello di confidenza del 99% e un errore +/- del 6%)

-Da questi dati emerge quindi che la percentuale dei disabili presenti nella nostra associazione sul totale dei censiti si attesta al 2,3% , quindi circa 500  Il dato è molto alto considerando che in Italia l’inclusione scolastica intorno al 3%.

Inoltre bisogna considerare che gli scout sono un movimento che non riceve alcun supporto (sostegno, AEC, ecc,). Al riguardo c’è da considerare che mentre nella scuola si registra che nel 12% dei casi gli alunni disabili non partecipano a gite di istruzione e nel 20% in caso di gite d’istruzione di più di un giorno non possono dormire fuori.
Il dato sulla tipologia di disabilità presente nelle nostre unità fornisce un quadro sensibilmente diverso da quello in cui il nostro fondatore aveva aperto lo scautismo ai ragazzi diversamente abili o anche ai dati relativi allo scautismo d’estensione che fu connotato da unità scout “speciali” le famose unità MT (“malgrado tutto”). Nei nostri Gruppi la disabilità fisica è oramai scomparsa mentre risulta preponderante quella intellettiva che apre il campo a due aspetti da attenzionare:
• Difficoltà nella relazione capo ragazzo ma anche ragazzo con disabilità verso gli altri ragazzi;
• Quando si parla di disabilità psichica bisogna considerare che ogni ragazzo è una storia a se e   questo ovviamente richiede ancora più impegno da parte dei capi;
Nel 25% dei casi i ragazzi disabili vengono trattenuti nelle unità “fuori età” il dato potrebbe portare ad evidenziare un fenomeno delicato cioè quello di voler fermare lo “status quo” bloccando il passaggio del ragazzo all’unità superiore magari per difficoltà organizzative o per non modificare un equilibrio raggiunto con tanta fatica. Ovviamente si è sottolineato che questa scelta senza un confronto con famiglia e/o operatori rischia di essere slegata dal progetto di vita del ragazzo e potrebbe configurarsi come errata
I dati sul coinvolgimento delle famiglie e degli operatori evidenziano un buon grado di coinvolgimento e partecipazione delle famiglie , si deve certamente lavorare per aumentare la presenza e lo scambio con gli operatori che seguono il ragazzo. Una scelta di inserimento su due avviene senza alcun contatto con chi ha in carico il progetto riabilitativo del ragazzo ciò ovviamente impedisce una buona integrazione e rende difficile al ragazzo con disabilità di poter vivere con pienezza la bellezza del metodo scout, soprattutto vorrei aggiungere alla luce della complessità della disabilità intellettiva.

Da ultimo il dato sulla formazione evidenzia un’Associazione che ha fatto un buon percorso ma che ha necessità di meglio strutturare e potenziare momenti come questo del convegno per fornire strumenti e supporto ai suoi capi.

Alla conclusione del Convegno l’impegno è stato di continuare la formazione dei capi all’interno delle strutture associative anche attraverso momenti ben definiti nell’iter formativo di ogni capo.
La presenza di altre associazioni scout , quali Agesci, Masci e Assoraider ci ha portato anche a proporre la formazione di un tavolo comune per continuare a confrontarci e dare risposte sempre più efficaci alle richeste del territorio in tema di inclusione e disabilità.